Fibromialgia

Una cura per eliminare le “fonti” del dolore

Aspetti generali

La fibromialgia (FM) è una malattia cronica stimata per frequenza, in Italia, tra il 2 e l’8%, ma sicuramente sottostimata … per scarsa conoscenza.
Gli stessi criteri di diagnosi e trattamento sono più volte cambiati negli anni in relazione ad una rapida evoluzione delle conoscenze, specie nel campo delle neuroscienze, mentre le linee guida europee (e non), si aggiornano a “larghi intervalli”…
Nell’esperienza quotidiana, infatti, la terapia varia decisamente a seconda dello specialista consultato (del tipo di specializzazione del medico, dell’aggiornamento o della mancanza di una capacità di sintesi di aspetti che talvolta devono essere gestiti da più specialisti), generando duplicazioni di accertamenti diagnostici e peregrinazioni del paziente in cerca di diagnosi e cura efficace, che piuttosto raramente si raggiunge.
ln questo modo la terapia affronterà spesso solo alcuni degli aspetti, rimarrà cioè settoriale, riflettendo gli studi specialistici del medico in causa. E non andrà alla vera soluzione del problema.

Secondo quello che è l’approccio generale nel nostro studio medico, verrà fatta invece una valutazione multi-disciplinare, com’è nella nostra formazione, seguendo aggiornamenti e sviluppi “day by day”.

Sintomi principali e secondari

In FM i sintomi più caratteristici sono quelli muscolo-tendinei-fasciali.

Verrà considerato qui non solo l’aspetto muscolo-tendineo, proprio della classica riabilitazione ortopedica, ma altrettanto gli aspetti riguardanti le neuroscienze, endocrinologia, immunologia, metabolismo e nutrizione, tutti fattori che verosimilmente sono implicati e intrecciati tra loro nelle alterazioni della malattia.

Ciò che verosimilmente sta alla base di tutto è uno stato di stress cronico e/o di infiammazione sistemica cronica low grade che determina un’alterazione dei meccanismi di “processamento” del dolore (asse HPA, attività SNA simpatico-vagale, alterazioni di aree cerebrali come l’amigdala, ippocampo ecc.), con scompensi e danni su vari sistemi, dal sintomo fatica al sonno, disturbi dell’umore, sintomi gastro-intestinali, ecc.

La mappa delle aree di dolore muscolare o tender-points è quella qui sotto raffigurata.
Non necessariamente tutte le aree sono presenti contemporaneamente nello stesso paziente, spesso sono migranti, altre volte diffuse o multifocali.

Altri potenziali disturbi presenti nella FM interessano altri “apparati”.

 n.b. diversi tra i sintomi successivamente descritti, coincidono con quelli di altre due sindromi, potremmo dire “imparentate”, ovvero la CFS (Sindrome da fatica cronica), Me/CFS (encefalomielite mialgica) e la MCS (Sindrome da multisensitività chimica).

Tra i più frequenti sintomi non muscolari troviamo alcuni o numerosi tra questi disturbi:

Sintomi sistemici
Dolore sistemico / iperalgesia
Aumento di peso
Alterazioni della termoregolazione
Alterata sensitività chimica
Ipersensibilità ai farmaci

Sintomi “centrali”

Cefalea cronica, cefalea miotensiva, emicrania
Disturbi del sonno (insonnia, risvegli notturni, risveglio precoce, sonno non riposante)
Vertigini o instabilità posturale
Disturbi cognitivi
Disturbi della memoria
Brain fog (confusione mentale, ridotta concentrazione, disorientamento)
Fenomeni da sovraccarico sensoriale (ipersensibilità a luce, suoni, odori, sapori)
Ansia
Depressione

Sintomi muscolari (oltre ai più frequenti tender point)
Dolore miofasciale
Fatica cronica
Tensione, fascicolazioni o crampi muscolari

Sintomi articolari
Rigidità articolare mattutina
Disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare
Dolori articolari migranti
Dolori toracici

Occhi
Disturbi della visione, visione offuscata, diplopia ecc.

Orecchie
Acufeni, ronzii, sensazione di tappo, instabilità posturale

Pelle
Orticaria, dermatite atopica

Apparato digerente
Nausea
Sindrome del colon irritabile

Apparato urinario
Cistite interstiziale, disuria, pollachiuria, minzione imperiosa, incontinenza “parziale”

Sistema riproduttivo
Dismenorrea, irregolarità mestruale

Cosa possiamo fare per combattere questa malattia?

Dalle informazioni ufficiali più aggiornate disponibili (ad es.le ultime Linee Guida Eular 2016 , vedi n. 136) ricaviamo che:
l’unica raccomandazione “forte” è a favore dell’attività fisica, anche se, si sottolinea, non esiste la possibilità di distinguere il tipo di attività più opportuna: di tipo aerobico o di rinforzo muscolare?
Gli studi di riferimento più recenti si riferiscono, tuttavia, ad un periodo tra 5 e 10 anni fa, sulla base dei quali è stata fatta una review nel 2014, e su questa, le ultime linee guida nel 2016…

Nel frattempo molto è stato sperimentato e scritto…
Io comunque confermo: non esiste, per la fibromialgia (sindrome che raggruppa numerose forme di distubi), un’attività fisica specifica valida per tutti.
Tuttavia non vuol dire che non si possa trovare la terapia efficace nel caso specifico!
Và valutata infatti la singola persona (non la malattia), la sua situazione fisiologica, patologica o borderline:
composizione corporea, VO2, potenza del sistema nervoso autonomo e prevalenza dell’attività del sistema nervoso simpatico piuttosto di quello parasimpatico… e influenza sullo stato infiammatorio, alterazioni funzionali e strutturali di aree cerebrali…

E’ necessaria una valutazione e un trattamento specifico per ogni persona!

Sembra evidente. In realtà si fa spesso il contrario e si ricerca una via semplice – una scorciatoia poco faticosa (succede anche per altre patologie, ad esempio la lombalgia cronica).
Spesso esistono i mezzi per risolvere i problemi: ci vuole però pazienza, costanza, continuo aggiornamento scientifico e individualizzazione del trattamento.

Nel nostro studio medico, sulla base delle personali alterazioni e disturbi, verrà combinata una multi-terapia personalizzata che può comprendere:

1) Alimentazione anti-infiammatoria e supplementazione per correggere eventuali scompensi della composizione corporea e metabolico-funzionali

2) attività fisica specifica (aerobica, di ipertrofia muscolare o mista, di tipo “touch”, ecc.)

3) regolazione degli stress cronici (psico-emotivi, ma non solo) con tecniche varie, ad es. il feedback respiratorio (secondo modalità personalizzate), mindfulness, ecc.

4) regolazione dello stile di vita favorente o inducente tali stress (sonno, ritmi cicardiani, abitudini di vita…)

5) interventi di supporto psico-fisico locali e strutturali (ad es. neuro-agopuntura, auricoloterapia, micro-infiltrazioni locali, osteopatia, manipolazioni, ter. miofasciale, ecc.) necessari e importanti – quindi 5° punto, ma non utimo – per ottenere la compliance del paziente e sostenerlo nel perseverare nel suo “cambiamento” attivo!

n.b. Solitamente non utilizziamo una terapia farmacologica (tranne eccezioni), approccio molto frequente invece nella pratica clinica corrente: le stesse LineeGuida Eular 2016 indicano i farmaci (antinfiammatori, antidepressivi, ansiolitici, ecc.) con raccomandazione “debole”, considerandoli prevalentemente sintomatici, con miglioramenti mai risolutivi, oltretutto gravati da effetti collaterali non trascurabili. E anch’io ne sono fermamente convinto.

MTH. Un viaggio risoluto verso la salute.

 

DOTT. PAOLO BORTOLOTTO,  Medico Fisiatra
Alta Formazione in Neuro-immuno-modulazione, Metabolismo, Nutrizione clinica, Riabilitazione

HealthyBalance

Calma e consapevolezza attraverso il rilassamento guidato

 

Parliamo di quel che dovrebbe essere un elemento importante della nostra vita, al di là di tutte le necessità e bisogni immediati.
Di quel qualcosa che fa la differenza tra semplicemente vivere, … in qualche modo vivere (sopravvivere),o essere invece consapevoli della propria vita.

Di ciò che è necessario per vivere la propria vita a fondo, indipendentemente dalle nostre possibilità o opportunità, ma comunque al meglio di queste.
Per vivere con soddisfazione e pienezza.
Possiamo sintetizzare il concetto con: Benessere psico-fisico.

Siamo abituati tuttavia a considerare il corpo e la mente come entità separate, e quindi parlando di benessere psico-fisico, solitamente intendiamo uno stato di armonia del corpo e della mente (come fossero appunto separate).

In realtà tale benessere si raggiungerà solo facendo un ulteriore passo: si tratta di tendere verso un’armonia tra corpo e mente.
Ed è solamente una differenza concettuale, perché il nostro corpo, la nostra fisiologia, funziona già con estrema integrazione, cioè come un “unicum”.
Il fatto però di non esserne coscienti e di comportarsi in modo dissonante, come fossero due entità differenti, è causa di danno ad entrambe.

Spesso anche la medicina, nonostante le sempre più numerose evidenze, fa fatica, nei fatti, ad accettare questa visione, per cui ogni specialista bada alle proprie conoscenze specialistiche e non ha il più delle volte una visione globale o multi-disciplinare della salute.

“Provare” in modo esperienziale questa fusione mente-corpo, ci avvicina ad un benessere vero, ma anche alla prevenzione o al recupero da malattia.

Inseriti in questa nostra società, in un contesto di automatismi, di schemi fissi, di sofferenza emotiva e di stress che tende a risucchiarci e a bloccarci, sicuramente non saremo indifferenti a questa prospettiva di miglioramento.
Non bisogna tuttavia avere fretta. È un modo di pensare che va lentamente interiorizzato, se ne siamo convinti. Se pensiamo ci possa essere davvero utile per sentirci meglio, per vivere pienamente.
È un modo di vivere che va, è il caso di dire, meditato, organizzato in tappe ravvicinate e realizzabili.

Raggiungere quest’armonia è un processo dinamico, in cui l’obiettivo è puntare all’omeostasi, ovvero all’equilibrio.

Pensiamo alle informazioni che continuamente riceviamo dall’esterno ma anche dall’interno di noi (perturbanti o stabilizzanti) che influenzano il nostro equilibrio psico-fisico.
Queste informazioni possono avere differenti livelli di “rilevanza”.
Possiamo considerare sia degli input fisici, che possono essere esterni o di contatto del nostro corpo con l’esterno (alimenti, farmaci, sostanze tossiche, inquinanti ecc.), che psichici, originati in vario modo entro di noi, in base a relazioni – influenze esterne, ma anche in relazione a funzioni organiche, perché il nostro stato fisiologico (composizione corporea e funzionalità organica) influenza profondamente la qualità dei processi psicologici.
– S. Porges PhD, Indiana University Bloomigton

Questi input possono poi essere, volontari e involontari.
Input involontari saranno ad esempio quelli filtrati dal nostro sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico, derivati in gran parte dalle nostre esperienze precedenti, ma anche derivati dalla nostra genetica o dall’epigenetica: ad es. traumi o esperienze negative perinatali, farmaci assunti in questo delicato periodo, l’alimentazione tenuta da nostra madre durante la gestazione, o nostra nei primi anni di vita, che hanno lasciato delle impronte di espressività genica, cioè di inibizione o di maggiore espressione di determinati geni.
Input volontari, possono derivare ad esempio dalla funzionalità del nostro intestino, cioè da ciò che mangiamo o non mangiamo, che influenza direttamente il nostro cervello.
Non perché il gusto di un cibo ci influenzi dal punto di vista psicologico (quest’effetto è relativo), ma perché le proprietà di un cibo possono influenzare il nostro umore e altre funzioni cerebrali, attraverso influenze sul microbiota, e da questo direttamente al cervello e alla funzionalità genica
– Prof. E. Mayer, University of California Los Angeles, Dir. del “Oppenheimer Center for Stress and Resilience”

Altre importanti influenze derivano dall’attività fisica o dalla “sincronizzazione” delle nostre azioni giornaliere con i cicli circadiani, al contatto con persone positive o negative…
– J. Hall , M. Rosbash, M.W. Young, premi Nobel per la medicina 2017

Il nostro stile di vita, il nostro comportamento complessivo, sarà fondamentale!

In questo senso ci può essere molto d’aiuto ricercare la consapevolezza delle proprie funzioni, organiche e psico-emotive, la consapevolezza di sé, concentrati sul presente, sul qui e ora, sulle sensazioni corporee, come Jon Kabat Zin ci ispira.
– Mindfuness-Based Stress Reduction,J.Kabat Zin, Biologo e Prof. Emerito di Medicina, fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine – University of Massachusetts Medical School – USA

Concetti e visione globale da noi rivisti alla luce delle più moderne teorie neuro-scientifiche e della medicina multi-disciplinare
– S. Porges PhD, Indiana University Bloomigton 
– Prof. R.H.Straub –Università di Ratisbona D, studi sui rapporti sistema psico-neuro-endocrino
– Prof. G.P. Chrousos –University of Mariland, USA e Atene, interrelazione tra alimentazione, stress cronico e infiammazione

La consapevolezza che ci porta a promuovere questo equilibrio, ci orienta all’apertura, all’attenzione, alla comprensione… anche alla compassione, ad una trasformazione positiva o alla guarigione, se necessaria.

Lo scopo è arrivare ad uno stato di “regolazione” neurologico adattativo,
cioè di sana e soddisfacente alternanza tra:
– uno stato vigile, reattivo, energico, con prevalente attività del simpatico
– e uno stato di pieno recupero, di sintesi, protezione, socialità, con prevalente attività ventro-vagale.

Dobbiamo quindi darci il tempo per attuare il riposo:
sono da prendere in considerazione delle brevi e semplici pausenel corso della giornata, come anche di grande importanza la meditazione o mindfulness.
Da non dimenticare infine un adeguato sonno notturno: un sonno di qualità.

Questa sana alternanza, azione – riposo, è capace di portarci a uno stato di pieno benessere psico-fisico e di armonia, più in contatto con la realtà, più attenti, impegnati, in salute, in una parola, più felici!

Le vie di mezzo, cioè uno stato di parziale o insufficiente riposo, e uno stato di attività senza energia, senza forte motivazione, di attività… “faticosa”, sono deleteri per la nostra salute e benessere, e alla lunga portano alla malattia!

Una corretta co-regolazione degli stati emotivi e funzionali organici, come quelli ormonali, digestivi, cardiaci, respiratori, è strettamente connessa agli shift neurologici, cioè ai cambiamenti di stato del nostro sistema nervoso simpatico e ventro-vagale
– Prof. R.H.Straub –Univ. Ratisbona, D
– Prof. J.F. Thayer –Univ. Ohio, USA
– Prof. E.Ravussin –Univ. Luisiana, USA

Ci risulterà in questo modo più facile eliminare gli atteggiamenti autocritici, di deleterio rimuginio, di ripensamento del passato o di ansia per il futuro, per facilitare invece la chiarezza del pensiero, la fiducia in sé stessi, la consapevolezza distaccata dai giudizi, credenze e rigidità.

I vantaggi derivati da meditazione, mindfulness o semplicemente da pause giornaliere di rilassamento (guidato o appreso), è dimostrato possano regolarizzare l’equilibrio del sistema nervoso autonomo, dell’amigdala, ippocampo e di altri centri neurologici, riducendo tra l’altro i vari marcatori infiammatori.
L’eccesso di stress (lo stress cronico), causa infatti una dannosa infiammazione sistemica cronica di basso grado e nel tempo gravi alterazioni degenerative, autoimmunitarie, neurologiche, cardio-vascolari, metaboliche, oncologiche…

In sintesi, lavorando sulla mente (come in una sorta di allenamento), sull’alimentazione, sull’attività fisica e sul nostro complessivo stile di vita,
riduciamo l’infiammazione e preveniamo o moduliamo tutte le malattie degenerative.
E, da subito, miglioriamo il nostro benessere e performance.

Buona salute e buona vita.

 

Dott. Paolo Bortolotto
Medico Fisiatra
Alta Formazione in Neuro-immuno-modulazione, Metabolismo,
Nutrizione Clinica, Riabilitazione